Social Crime, un libro di Tommaso Accomanno sul delitto di Brembate

“Social Crime: Yara Gambirasio e Massimo Bossetti nei gruppi di Facebook

Libro per la collana “Il Delitto”, scritto da Tommaso Accomanno, dottore in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo alla Sapienza di Roma.

Tommaso Accomanno

Il lavoro dell’autore nel suo libro, oltre a svelare nomi e commenti che solo piccole cerchie di persone hanno potuto leggere, il documento è una tirata alle orecchie ai processi paralleli che, accanto a quelli nelle aule di giustizia, sono stati celebrati da “cronisti” di questa nuova epoca.

 

L’approccio di Accomanno all’argomento è esplorativo: lo studio è nato infatti come tesi di laurea all’università La Sapienza di Roma con l’obiettivo di fare solo lo scrutatore. Prima ancora che la questione Bossetti innocente o colpevole dell’impressionante delitto di Brembate, affronta innanzitutto la rapidissima evoluzione dei mezzi di informazione a discapito dei giornali tradizionali e a vantaggio dei social, nei quali chiunque ha avuto sempre più, anche con esiti nefasti, la possibilità di improvvisarsi cronista con capacità in tempo reale.

In 176 pagine, ricostruendo minuziosamente un tema di attualità, il giornalista ha  messo a fuoco la rappresentazione del caso Gambirasio-Bossetti che c’è stata nei gruppi, lontani da quella giudiziaria, lasciando parlare i testi che sono stati pubblicati e anche i protagonisti, che hanno accettato di rispondere a interviste.

Gli attori di questo fenomenale palcoscenico sono persone normali, a volte anche studiosi, ma  spesso gente comunei che ha ritenuto  di potere svolgere sull’omicidio  indagini in proprio, di contrastare le conclusioni di veri esperti e della magistratura, di offrire informazioni in collegamento diretto con gli altri iscritti dei gruppi.

Si evidenzia così che l’informazione tradizionale (nel libro è presa in esame la cronaca del “Corriere della Sera” sui processi di primo e secondo grado a Bossetti) resta l’unica corretta e attendibile.

Danno un’idea della complessità di questo libro documento numerose immagini a corredo dei contenuti e dei post più significativi dei gruppi; ma anche i riferimenti a ben 170 nomi, con rimandi in un indice alfabetico che ne consente la rapida ricerca.

Uno stralcio della prefazione al libro di Christian Ruggiero“…È stata una scelta rischiosa a livello morale, perché il processo di dedisumanizzazione del carnefice rischia sempre di tradursi in ammirazione per il “fascino del male”. Ma soprattutto a livello scientifico, perché il materiale da cui partire rischia di allontanarsi ancor di più dalla scientificità che dovrebbe caratterizzare la trattazione di un caso che ha visto la prova del DNA farla da protagonista. 

Ecco allora l’ultimo e più importante valore aggiunto di questo libro: l’essere a cavallo; tra la dimensione di ricerca empirica di taglio universitario e quella di indagine di taglio giornalistico; tra modi di abitare gli ecosistemi mediali che sono tradizionali e innovativi insieme, a prescindere dal dato storico e infrastrutturale; tra l’età della formazione e quella della professionalità, che nei cicli di vita e di lavoro contemporanei spesso si confondono, ma non sempre con successo. È stata una scelta rischiosa a livello morale, perché il processo di dedisumanizzazione del carnefice rischia sempre di tradursi in ammirazione per il “fascino del male”. 

Otto anni dopo l’omicidio, il giallo del delitto della tredicenne di Brembate di Sopra,  ha un unico imputato: Massimo Bossetti, 47 anni, condannato all’ergastolo definitivamente anche in Cassazione, che si è sempre proclamato innocente e che ora è stato trasferito al carcere di Bollate dove potrà lavorare per aiutare la sua numerosa famiglia.